Sicurezza psicologica

Piccoli gesti per ritrovare lucidità sotto pressione

Serie: Sicurezza psicologica · Episodio 7 di 7 · vedi tutti gli episodi

Una riunione difficile. Una conversazione che ci preoccupa. Una mail che ci fa arrabbiare. Una domanda alla quale non sappiamo bene come rispondere.

Quando siamo sotto pressione non reagisce soltanto la nostra mente. Reagisce anche il corpo: aumenta la tensione, il respiro può cambiare, l’attenzione si restringe. E può diventare più difficile pensare con lucidità, trovare le parole, ascoltare davvero.

In quei momenti spesso cerchiamo di intervenire attraverso il pensiero. Ci diciamo di stare tranquilli, proviamo a ragionare, a convincerci che non è poi così grave.

Ma possiamo anche provare a partire dal corpo.

Nei mesi scorsi ho raccolto sei piccoli gesti da sperimentare nei momenti di tensione. Alcuni sono quasi invisibili e possiamo usarli anche mentre siamo con altre persone. Altri richiedono qualche minuto per noi.

Non servono a eliminare quello che ci mette sotto pressione. Possono però aiutarci a rallentare la reazione e a recuperare un po’ di presenza e di lucidità.

1. Un gesto invisibile: l’orecchio

Trenta secondi, un gesto quasi invisibile, un’area del corpo che difficilmente associamo allo stress.

Possiamo bagnare o massaggiare delicatamente la zona dell’orecchio per una trentina di secondi.

È un gesto semplice da sperimentare prima di una conversazione difficile, durante una call o persino in riunione. E, se evitiamo l’acqua, probabilmente nessuno se ne accorgerà.

2. Il segreto non è come inspiri. È quanto a lungo espiri

Quando siamo in tensione possiamo provare a intervenire sul respiro.

Inspirare lentamente dal naso contando fino a quattro, fare una breve pausa e poi espirare più a lungo, contando fino a sei o otto. Ripeterlo tre o quattro volte, senza forzare.

È un gesto che possiamo fare praticamente ovunque.

Non cambia quello che ci aspetta in riunione. Ma può cambiare come ci entriamo.

3. Quando il corpo si irrigidisce, muoviamolo

Sotto pressione può succedere di irrigidirci. L’attenzione si restringe, il corpo si tende e ci sembra più difficile ragionare con lucidità.

Possiamo provare a muovere lentamente la testa da destra a sinistra e viceversa, senza scatti, per pochi secondi.

Non occorre fare grandi movimenti. L’obiettivo è semplicemente interrompere per un momento quella fissità e riportare l’attenzione al corpo e a ciò che ci circonda.

4. Una versione ancora più invisibile: gli occhi

Muovere la testa durante una riunione potrebbe non sembrarci esattamente naturale.

Possiamo allora fare qualcosa di ancora più discreto.

Fissiamo un punto davanti a noi e, senza muovere la testa, spostiamo lentamente lo sguardo verso destra e poi verso sinistra. Possiamo ripeterlo alcune volte.

È un piccolo modo per interrompere la fissità che spesso accompagna i momenti di tensione e riallargare l’attenzione a quello che c’è intorno a noi.

Possiamo farlo mentre ascoltiamo qualcuno, durante una call o in una riunione. Difficile che qualcuno se ne accorga.

5. Quando possiamo fare un po’ di rumore

I primi quattro gesti possono essere utilizzati anche in presenza di altre persone.

Questo decisamente meno.

Quando siamo soli — in auto, a casa, magari in un ufficio vuoto — possiamo accompagnare l’espirazione con un suono profondo e continuo.

Non serve forzare. Può essere un semplice mmm o un suono che viene naturale mentre lasciamo uscire l’aria.

Respiro, vibrazione, suono: possiamo semplicemente osservare che effetto ci fa concederci per qualche istante questa piccola decompressione.

6. Il gesto forse più antico

L’ultimo è probabilmente il più semplice.

Possiamo sederci o rimanere in piedi e concederci un piccolo dondolio. Avanti e indietro oppure lateralmente. Lentamente, senza forzare.

Non è una tecnica precisa. È un movimento che molte e molti di noi hanno conosciuto da bambini nei momenti di conforto. In qualche modo, il corpo lo ricorda.

È ritmico, lento. È un po’ come dire al corpo: per questo momento puoi rallentare.

Piccoli, appunto

Nessuno di questi gesti risolve il problema che abbiamo davanti. La riunione difficile resta una riunione difficile. Il conflitto non scompare. La decisione complicata continua a richiedere una decisione.

E non tutti i gesti saranno ugualmente utili per tutte le persone e in tutte le situazioni.

Il punto è un altro.

Possiamo imparare ad accorgerci di quello che succede nel nostro corpo quando siamo sotto pressione e sperimentare modi semplici per non lasciare che sia soltanto la reazione del momento a decidere come risponderemo.

Sono piccoli gesti, appunto. Ma allenano qualcosa di più grande: la possibilità di recuperare un po’ di spazio tra quello che ci succede e quello che facciamo.

Perché la capacità di ritrovare lucidità sotto pressione non si improvvisa. Si allena.