Le aziende investono nel cambiamento.
Eppure spesso qualcosa lo rallenta.

Nuove strategie, nuovi processi, nuovi assetti. Le decisioni vengono prese, ma faticano a tradursi in comportamenti quotidiani: i manager gestiscono operatività e trasformazione insieme, l'entusiasmo iniziale lascia spazio alla fatica, le vecchie abitudini tornano a prevalere. Quando questo accade, il cambiamento rischia di rimanere sulla carta. ImpulsoFuturo accompagna organizzazioni, team e leader a trasformare queste difficoltà in occasioni di apprendimento e sviluppo. Perché il cambiamento non accade nei progetti scritti: accade con le persone, nelle relazioni, nel lavoro quotidiano.

Parliamone

Le risposte non parlavano di processi.
Parlavano di persone.

Molti cambiamenti vengono progettati con attenzione: strategie, processi, strumenti e piani ricevono tempo ed energia. Molto meno spesso ci si chiede come quel cambiamento verrà vissuto da chi dovrà realizzarlo. Nel 2025 abbiamo chiesto a manager, professionisti HR e leader quali fossero gli aspetti più sottovalutati nei processi di cambiamento. Le risposte convergevano su quattro direzioni.

Sintesi delle riflessioni raccolte nel 2025 da manager, professionisti HR e leader

Cambiamento
Significato Comprendere perché si cambia e quale ruolo abbiamo nel percorso.
Coinvolgimento Le persone sostengono più facilmente ciò che contribuiscono a costruire.
Coraggio Riconoscere ciò che si teme di perdere e impegnarsi a guardare avanti.
Leadership I comportamenti dei leader influenzano il cambiamento più delle dichiarazioni.

Le risposte più frequenti non riguardavano strategie, processi o strumenti. Riguardavano il modo in cui le persone vivono il cambiamento.

Non una formula, ma una bussola per dare valore al lato umano del cambiamento. Scopri la ricerca

Nasciamo da decenni di esperienza nell'accompagnare persone, team e organizzazioni attraverso cambiamenti complessi. Le trasformazioni più solide nascono dall'incontro fra prospettive diverse, dall'ascolto, dalla possibilità di dare senso. Per questo non proponiamo soluzioni già definite: scegliamo di osservare, comprendere e costruire insieme. Con i clienti, con professionisti dalle competenze complementari, con partner scelti per vedere più lontano. Perché il cambiamento ha più valore quando viene costruito insieme.

Sì, decisamente. Sei volte più probabilità di riuscire.

Cambiare significa modificare abitudini, relazioni, modi di collaborare e di dare senso a ciò che accade: non basta definire una strategia o introdurre nuovi processi. Secondo Prosci, le iniziative che adottano pratiche eccellenti di change management hanno sei volte più probabilità di raggiungere i propri obiettivi rispetto a quelle in cui il cambiamento viene trascurato. Eppure gli aspetti più importanti non sono sempre i più visibili. Scopri la ricerca

E lì comincia la tensione.

Il ritmo è spesso frenetico, gli obiettivi importanti, le risorse non sempre sufficienti. E insieme alla gestione del quotidiano, viene chiesto di aderire a una nuova logica, a una nuova mappa di competenze o di valori. Ecco alcuni segnali che potresti riconoscere.

01

Il cambiamento è chiaro sulla carta, meno nei comportamenti

Le decisioni sono state prese, ma il lavoro quotidiano continua a seguire logiche consolidate.

02

I manager non presidiano il cambiamento che hanno accettato

Sono chiamati contemporaneamente a garantire risultati, sostenere le persone e guidare la trasformazione: spesso non ce la fanno.

03

Le persone partecipano con poca energia

Le riunioni vengono seguite, i processi procedono, ma entusiasmo, iniziativa e coinvolgimento sembrano diminuire.

04

Tornano sempre le stesse difficoltà

I problemi vengono affrontati più volte senza produrre cambiamenti duraturi. La mancanza di successi, anche piccoli, spegne le persone.

05

Si parla molto di strumenti e processi

Ma poco di paure, aspettative, significati e relazioni. Poco di quello che conta davvero per le persone.

Riconosci uno o più di questi segnali, o ne osservi un altro che qui non c'è? Parliamone

Da dove cominciamo · il Framework PONTE

Un ponte tra dove le persone sono e ciò che possono diventare.

Far partire il cambiamento da dove le persone dovrebbero essere significa perdere energia e coinvolgimento fin dall'inizio. Per accompagnarle, si comincia esplorando dove sono oggi. È su questo che lavora il Framework PONTE, affinato nel tempo attraverso esperienze e contesti diversi: le cinque fasi descrivono il percorso.

Fase 01
P

Preparare.

Parlare con le persone, personalmente. Cosa ti spaventa davvero in questo cambiamento? Le risposte in privato sono sempre diverse da quelle in gruppo.

Fase 02
O

Osservare.

Ascoltare nelle riunioni, nelle conversazioni, negli spazi reali. Dove si bloccano? Chi evita chi? Quali silenzi pesano?

Fase 03
N

Nominare.

Dare un nome all'elefante nella stanza. Si può dire tutto, senza puntare il dito. Si parla di come ci si sente, di cosa si vorrebbe.

Fase 04
T

Testare.

Usare la teoria solo quando serve davvero. Scegliere insieme un obiettivo concreto, urgente, importante. È la pratica che conduce.

Fase 05
E

Estendere.

Celebrare il primo successo insieme, poi replicare con sempre meno facilitazione.

I cinque principi

Se le cinque fasi descrivono il percorso, i cinque principi ne orientano lo sguardo: sono le convinzioni che guidano ogni intervento.

Principio 01
P

Paura normalizzata.

La paura del cambiamento non è un ostacolo: è il punto, onesto e concreto, da cui partire.

Principio 02
O

Osservazione profonda.

Leggere le dinamiche sistemiche, non solo i sintomi. Non passività: una forma più esigente di presenza.

Principio 03
N

Nuove + vecchie competenze.

Chi porta esperienza e chi porta innovazione, insieme. Lasciare indietro qualcuno è sostituzione, non trasformazione.

Principio 04
T

Trasformazione incrementale.

Il cambiamento si costruisce per micro-passi verificabili, su 6-8 mesi. La fretta è il nemico principale.

Principio 05
E

Evoluzione duratura.

Il valore si vede quando i risultati restano nel tempo. Rendersi inutili non è un fallimento: è l'obiettivo.

Su cosa lavoriamo insieme

Tre ambiti, profondamente connessi.

Leadership

Quando guidare non significa avere tutte le risposte, ma creare le condizioni perché le persone diano il meglio.

Feedback, delega, sviluppo delle persone, gestione delle tensioni, capacità di orientare e accompagnare il cambiamento. Perché il cambiamento prende forma nelle relazioni che i leader costruiscono.

Team

Quando la collaborazione rallenta, le tensioni assorbono energia e gli obiettivi comuni faticano a trovare spazio.

Comunicazione, fiducia, responsabilità condivisa, conflitti, allineamento e qualità delle relazioni di lavoro. Perché la collaborazione non nasce dall'organigramma, ma dalla qualità delle connessioni.

Future Skills

Quando il futuro richiede competenze per affrontare complessità, incertezza e trasformazioni continue.

Pensiero critico, apprendimento continuo, adattabilità, collaborazione e capacità di leggere il contesto. Perché il futuro richiede capacità umane che non possono essere automatizzate.

Ambiti diversi ma connessi, su cui lavoriamo con lo stesso approccio: partire da dove le persone sono, per accompagnarle verso ciò che possono diventare.

Quando due funzioni
imparano a parlarsi.

Tre anni di coaching a più livelli nel Gruppo Poli per aiutare Area Manager e Product Manager, storie e ruoli distinti, a costruire un modo di lavorare condiviso, sulla base della sicurezza psicologica.

Quando il cambiamento riguarda prima di tutto te.

A volte la richiesta di cambiamento non nasce da un'azienda, e il percorso del cambiamento non è una scelta organizzativa. A volte è la persona stessa a sentire che il modo in cui ha affrontato la propria realtà fino a quel momento non funziona più. Oppure che è arrivato il momento di evolvere.

Scopri il coaching per le persone

Le domande
più frequenti.

Tutte le FAQ
Come migliorare la collaborazione in un team che non funziona?

Quando persone competenti faticano a collaborare, la causa raramente è solo tecnica.

Frequentemente entrano in gioco fattori organizzativi – come ruoli non del tutto chiari, processi non allineati o obiettivi percepiti in modo diverso – insieme a dinamiche relazionali come fiducia, comunicazione o sicurezza psicologica.

I segnali tipici includono riunioni poco partecipate, difficoltà a portare idee nuove, lavoro in silos o fatica nel condividere problemi ed errori.

Affrontare queste situazioni richiede un approccio sistemico: comprendere le dinamiche in gioco, lavorare con i leader, creare spazi di confronto e costruire accordi di lavoro che possano essere praticati nel quotidiano.

Di solito sono necessari alcuni incontri di facilitazione e follow-up per consolidare il cambiamento.

Qual e' la differenza tra team coaching e team building?

Pur potendo essere complementari, team building e team coaching rispondono a logiche diverse.

  • Team building: è un’esperienza breve (da mezza giornata a due giorni) che favorisce la conoscenza reciproca e la qualità delle relazioni. È utile in momenti di avvio, cambiamento o consolidamento del team.
  • Team coaching: è un percorso che si sviluppa nel tempo e lavora sulle dinamiche che influenzano la performance collettiva: comunicazione, decisioni, conflitti, collaborazione e allineamento. L’obiettivo è supportare il team nel migliorare i risultati in modo sostenibile.

Un percorso di team coaching può includere momenti di team building; il suo focus principale resta il miglioramento dell’efficacia del team e dei risultati di business.

Come si gestiscono i conflitti generazionali in azienda?

I cosiddetti conflitti generazionali raramente dipendono solo dall’età. Più spesso riflettono differenze di aspettative, linguaggi, modalità di lavoro e criteri con cui viene riconosciuto il valore professionale.

In molti contesti convivono esperienze consolidate e competenze emergenti, che rischiano però di essere percepite come alternative anziché complementari. Da un lato possono esserci persone con grande esperienza e conoscenza dell’organizzazione; dall’altro professionisti che portano competenze emergenti, nuove prospettive e familiarità con strumenti e contesti in rapida evoluzione.

Diventa quindi utile creare spazi di confronto strutturato per rendere esplicite aspettative e bisogni e costruire accordi di lavoro condivisi, valorizzando contributi diversi.

A seconda del contesto, si possono utilizzare facilitazione, team coaching o workshop dedicati.

Cos'e' la sicurezza psicologica nel team?

La sicurezza psicologica è la percezione condivisa, all’interno di un team, di poter esprimere idee, domande o errori senza timore di conseguenze relazionali negative.

Il concetto è stato sviluppato da Amy Edmondson ed è stato approfondito anche da ricerche organizzative, tra cui il Progetto Aristotle di Google, che lo ha evidenziato come elemento ricorrente nei team efficaci.

Non significa assenza di conflitto o stare bene insieme: indica invece proprio la possibilità di affrontare divergenze in modo aperto e costruttivo.

Quando è presente, aumenta la qualità del confronto, l’apprendimento, la collaborazione e l’innovazione.

Come si misura la sicurezza psicologica in un team?

Il livello di sicurezza psicologica può essere misurato attraverso strumenti validati, come la scala a 7 item di Amy Edmondson.

La survey consente in pochi minuti di ottenere un’indicazione del livello medio percepito dal team e della variabilità interna delle risposte, per approfondire quanto le persone del team la vivono in modo simile o meno.

Lo strumento non è una diagnosi conclusiva, piuttosto un punto di partenza per attivare una conversazione strutturata nel team e con i leader, e per monitorare l’evoluzione nel tempo.

Come aumentare la sicurezza psicologica nel mio team?

La sicurezza psicologica si costruisce nel tempo attraverso comportamenti coerenti, soprattutto da parte di chi guida il team.

Alcune leve importanti sono:

  • chiarire contesto e aspettative
  • favorire la partecipazione di tutti
  • dare l’esempio attraverso apertura e trasparenza
  • gestire gli errori come occasione di apprendimento
  • riconoscere i contributi in modo esplicito

Le persone osservano il comportamento del leader più di quanto ascoltino le sue raccomandazioni: se il leader non si espone, difficilmente lo farà il team. Al contrario, se sperimentano che questo comportamento è utile e non penalizzante, si mettono maggiormente in gioco.

Sicurezza psicologica e performance: c'e' davvero un collegamento misurabile?

Si’, e robusto. La ricerca pluriennale di Google (progetto Aristotle) sui fattori che rendono efficaci i gruppi di lavoro ha analizzato oltre 180 team interni e identificato 5 fattori predittivi della performance. La sicurezza psicologica e’ il primo e il piu’ importante: gli altri 4 (affidabilita’, struttura/chiarezza, significato, impatto) funzionano pienamente solo quando esiste una solida base di sicurezza psicologica.

Altre ricerche (Edmondson, Harvard 2018) hanno collegato la sicurezza psicologica a: minore turnover, maggiore capacita’ di innovazione, riduzione degli errori segnalati in tempo, qualita’ delle decisioni in contesti complessi. In contesti medici e aerospaziali, c’e’ anche evidenza di riduzione degli incidenti gravi.

Cos'e' il Framework PONTE e a cosa serve?

Il Framework PONTE è il metodo proprietario di ImpulsoFuturo per accompagnare trasformazioni organizzative sostenibili.

Integra esperienza sul campo, neuroscienze organizzative e approccio sistemico per sviluppare cambiamento in cinque step:

  • Preparare il terreno
  • Osservare senza giudicare
  • Nominare l’inespresso
  • Testare nella pratica
  • Estendere e consolidare

Il percorso si basa anche su alcuni principi trasversali legati ad apprendimento, trasformazione incrementale e consolidamento nel tempo.

Un percorso PONTE dura mediamente 4-8 mesi e punta a rendere l’organizzazione autonoma nel praticare quotidianamente il cambiamento.

Quali sono le 5 fasi del cambiamento organizzativo sostenibile?

Le 5 fasi del Framework PONTE descrivono un percorso strutturato per accompagnare cambiamenti organizzativi che possano consolidarsi nel tempo.

  • Preparare il terreno: creare le condizioni per il cambiamento, ascoltando le persone e comprendendo aspettative, timori e vincoli prima di avviare l’intervento.
  • Osservare senza giudicare: raccogliere elementi dal contesto organizzativo, distinguendo tra il problema esplicito e le dinamiche sottostanti che lo influenzano.
  • Nominare l’inespresso: portare alla luce tensioni, difficoltà o aspetti non detti che incidono sulla collaborazione e sui risultati, trasformandoli in oggetto di lavoro.
  • Testare nella pratica: sperimentare nuovi comportamenti e modalità operative in contesti reali, con interventi concreti e progressivi.
  • Estendere e consolidare: rendere il cambiamento più stabile nel tempo attraverso il trasferimento di competenze, il rafforzamento delle pratiche e l’attivazione di presidi interni.
Perche' molti progetti di change management falliscono?

Diverse ricerche, tra cui analisi spesso citate di McKinsey, indicano che una parte significativa dei programmi di cambiamento non raggiunge pienamente i risultati attesi.

Le cause più frequenti non sono tanto tecniche, quanto organizzative e culturali. Tra le più ricorrenti:

  • il cambiamento viene talvolta trattato come un intervento “a interruttore”, senza un adeguato lavoro sul contesto e sulle persone coinvolte;
  • si presume un allineamento che, nella pratica, non è ancora stato costruito;
  • l’intervento si concentra soprattutto sulla formazione in aula, senza un accompagnamento sufficiente nella quotidianità operativa;
  • non sempre vengono affrontati in modo esplicito i timori legati a cambiamenti di ruolo, status, sicurezza o identità professionale;
  • si tende a misurare soprattutto percezioni e dichiarazioni, più che i comportamenti effettivamente agiti nel lavoro quotidiano.

Quando questi aspetti non vengono considerati in modo sistematico, è possibile che i vecchi schemi organizzativi tendano a riattivarsi, anche dopo interventi strutturati di cambiamento.

Il coaching è solo per manager, o serve a chiunque?

Il coaching nasce spesso in ambito organizzativo, ma non è riservato ai manager. In realtà, può essere utile a chiunque stia affrontando un qualsiasi tipo di cambiamento, o comunque senta il bisogno di fermarsi a riflettere con maggiore chiarezza su una fase della propria vita.

Molte persone arrivano al coaching perché stanno assumendo nuove responsabilità, devono prendere una decisione importante, desiderano ritrovare il proprio equilibrio oppure sentono che il modo in cui hanno affrontato finora alcune situazioni deve evolvere.

Non è il ruolo a fare la differenza. È la volontà di comprendere meglio ciò che sta accadendo e di scegliere come affrontarlo.

Che differenza c'è tra coaching e psicoterapia?

Coaching e psicoterapia hanno obiettivi e ambiti diversi.

La psicoterapia si occupa del benessere psicologico della persona, delle difficoltà emotive e della sofferenza che possono richiedere un intervento clinico.

Il coaching, invece, accompagna persone che desiderano sviluppare maggiore consapevolezza, affrontare un cambiamento, prendere decisioni o raggiungere obiettivi personali e professionali.

Se durante il primo incontro conoscitivo emergesse una situazione che richiede un diverso tipo di supporto, lo diremo con chiarezza. Crediamo che il rispetto della persona venga prima di tutto.

Come capisco se ho bisogno di un coach?

Non c’è una ragione o un momento specifico per cercare il supporto di un coach.

Può essere utile quando senti che continuare a fare le cose come hai sempre fatto non ti aiuta più.

Forse devi prendere una decisione difficile. Forse stai vivendo un cambiamento importante. Oppure desideri solo confrontarti con qualcuno che ti aiuti a osservare la situazione da prospettive diverse, senza dirti cosa fare.

Se ti riconosci in una di queste situazioni, un primo incontro può aiutarti a capire se il coaching è lo strumento più adatto e se sei di fronte alla persona giusta per accompagnarti in questo percorso.

Quanto è riservato un percorso di coaching?

La riservatezza è un principio fondamentale del coaching.

Tutto ciò che emerge durante gli incontri rimane strettamente confidenziale.

Questo permette di parlare con libertà, esplorare dubbi, timori, idee e decisioni in uno spazio protetto, senza il timore che quanto condiviso venga riportato ad altri.

Il coaching si può fare online?

Sì.

Molti percorsi si svolgono online e permettono di lavorare con la stessa profondità degli incontri in presenza.

La modalità viene scelta insieme, in base alle esigenze della persona e agli obiettivi del percorso. Per alcune situazioni è possibile alternare incontri online e in presenza.

Come si svolge il primo incontro?

Il primo incontro è un momento di conoscenza reciproca.

Serve a comprendere la situazione che stai vivendo, gli obiettivi che desideri raggiungere e a valutare insieme se il coaching è il percorso più adatto.

Anche per chi ha il ruolo di coach è importante capire se può esserti realmente utile. Se un’altra figura professionale è più indicata, te lo diremo con trasparenza.

Che cos'e' l'executive coaching e a chi serve?

L’executive coaching è un percorso di accompagnamento individuale rivolto a leader, manager e C-suite che operano in contesti ad alta complessità e in continua trasformazione.

Non si basa su soluzioni predefinite, ma sostiene lo sviluppo della capacità di leggere le situazioni, esplorare alternative e prendere decisioni coerenti con la propria visione.

Attraverso il dialogo, la riflessione e la sperimentazione di nuovi comportamenti, il coaching favorisce un’evoluzione della leadership che può generare risultati sostenibili nel tempo.

Un percorso prevede generalmente da 6 a 10 sessioni distribuite nell’arco di almeno sei mesi.

Quanto dura un percorso di executive coaching e quanto costa?

Un percorso di executive coaching dura generalmente dai 6 ai 10 mesi, in funzione degli obiettivi, del contesto professionale e delle esigenze della persona o dell’organizzazione.

Le sessioni hanno una durata compresa tra 60 e 120 minuti e si svolgono normalmente con cadenza quindicinale o mensile. In alcuni casi possono essere progettati anche percorsi più brevi, quando gli obiettivi sono circoscritti.

L’investimento varia in base alla durata del percorso, al numero di sessioni, al livello manageriale coinvolto e agli eventuali servizi integrativi.

Per questo motivo viene sempre previsto un primo colloquio conoscitivo, utile a definire una proposta coerente con il contesto e gli obiettivi.

Coaching vs mentoring vs consulenza: quali sono le differenze?

Sono tre approcci distinti, utili in situazioni diverse.

  • Consulenza: il consulente analizza una situazione e propone soluzioni basate sulla propria competenza ed esperienza. È particolarmente utile quando servono conoscenze tecniche o indicazioni operative.
  • Mentoring: il mentor mette a disposizione la propria esperienza in uno specifico ambito, offrendo orientamento e prospettive maturate nel tempo. Il focus è sul trasferimento di esperienza.
  • Coaching: il coach accompagna un processo di apprendimento e cambiamento. Attraverso osservazione e analisi, dialogo e sperimentazione, sostiene lo sviluppo della capacità decisionale, relazionale e organizzativa.

Il coaching è particolarmente utile quando le sfide riguardano leadership, relazioni, cambiamento o decisioni complesse. Quando invece servono competenze tecniche specifiche, può essere più appropriato il supporto di un consulente o di un esperto di settore.

Cos'e' il coaching neuroscience-based?

Il coaching neuroscience-based integra il metodo del coaching con le evidenze delle neuroscienze sul funzionamento del cervello, dei processi decisionali e dell’apprendimento.

Aiuta a comprendere come fattori come stress, attenzione, emozioni e percezione della sicurezza influenzino i comportamenti individuali e collettivi.

Questo consente di leggere con maggiore consapevolezza le dinamiche che emergono nei contesti organizzativi e di progettare interventi più coerenti con il modo in cui le persone apprendono e prendono decisioni.

L’obiettivo è utilizzare queste evidenze per supportare leadership, collaborazione, apprendimento e performance in modo sostenibile.

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