Costruire un ambiente sicuro: la dimensione interiore — Da riconoscere ad agire
Serie: Sicurezza psicologica · Episodio 5 di 7 · vedi tutti gli episodi
Nell’articolo precedente abbiamo visto come il sistema nervoso reagisce agli stimoli dell’ambiente di lavoro, attivando stati di sicurezza, mobilitazione o blocco. Oggi facciamo un passo avanti: come riconoscere questi stati in tempo reale, e ritrovare equilibrio quando ne abbiamo bisogno.
Senza consapevolezza, infatti, rischiamo di essere guidati da automatismi che limitano lucidità e qualità delle decisioni. La buona notizia è che possiamo allenarci a riconoscerli.
Nello stato di sicurezza e connessione il respiro è regolare e profondo, i muscoli sono rilassati, ascoltiamo davvero gli altri, siamo aperti al dialogo. Non perché tutto vada bene, ma perché sentiamo di avere le risorse per affrontare quello che ci aspetta, dentro di noi e intorno a noi.
Quando entriamo nello stato di mobilitazione, tutto cambia. Il battito cardiaco accelera, il respiro si accorcia, sentiamo tensione a spalle, collo o mascella. L’attenzione si restringe sul problema, il pensiero perde fluidità, sentiamo l’impulso di reagire: attaccare o allontanarci in fretta.
Se la minaccia ci sembra eccessiva, scivoliamo nello stato di blocco: stanchezza improvvisa, sguardo distante, movimenti lenti. Non riusciamo a concentrarci né a prendere decisioni. Ci chiudiamo alla realtà.
Quanto è facile, in questi momenti, non riconoscerlo! Meglio pensare che è solo stanchezza, che passerà. O dirsi che bisogna essere forti e andare avanti.
Eppure, possiamo adottare strategie efficaci solo dopo aver riconosciuto lo stato in cui ci troviamo – e dopo aver accettato le informazioni che ci sta dando.
Il primo passaggio è ascoltarsi, farsi le domande giuste: cosa mi sta segnalando questa reazione? Sto chiedendo troppo a me stesso? Mi sento solo? Ho le risorse necessarie: conoscenze, informazioni, alleanze, tempo?
E poi: sto reagendo a una minaccia reale o a un’interpretazione? Ho dati oggettivi? Confrontarsi con persone di fiducia, che hanno chiavi di lettura diverse dalle nostre, può ampliare e magari cambiare la nostra prospettiva.
È importante raccogliere queste informazioni. Ed è altrettanto importante non restare bloccati sui pensieri negativi -cosa è successo, cosa succederà- lasciandosi trascinare da rimuginazioni che non fanno altro che alimentare il senso di minaccia.
Come ritrovare il centro, concretamente? Ecco qualche suggerimento.
- Respiri più profondi e controllati aiutano a rallentare la risposta di allarme. Concentrarsi sulla sensazione fisica dei piedi sul pavimento sposta l’attenzione dal loop dei pensieri al corpo. Bagnarsi il volto o il lobo delle orecchie stimola una risposta equilibrante nel nervo vago.
- Muoversi aiuta: una breve camminata, qualche stiramento a spalle e collo scaricano l’eccesso di energia. Cambiare ambiente, anche solo per qualche minuto, orienta su altri pensieri.
- Parlare con qualcuno che ha un approccio equilibratamente positivo ci aiuta a vedere non solo i pericoli ma anche gli strumenti che abbiamo per affrontarli. E mettere in parole le proprie ansie, anche solo dirle ad alta voce, dà loro una forma, mette un argine a una forza che altrimenti dilaga.
Tutto questo è più facile in un ambiente di lavoro sicuro: dove si parla apertamente di problemi e soluzioni, si evitano riunioni ad alta tensione senza spazi di decompressione, si dà spazio ai successi e non solo agli errori, ci si sente supportati.
Nel prossimo articolo approfondiremo come questi principi si applicano ai team e alle organizzazioni, attraverso il meccanismo della co-regolazione.