Storie di donne che rendono possibile l’impossibile
Serie: Women’s Empowerment in Tech · Episodio 6 di 6 · vedi tutti gli episodi
Nonostante le sfide e le difficoltà, le donne hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale nelle STEM. Chiudo la serie con due esempi: una donna del passato e una dei nostri giorni.
Margaret Hamilton: il software che ci ha portato sulla Luna
Margaret Hamilton è stata informatica, ingegnera del software e scienziata statunitense, famosa per il lavoro pionieristico sul software di volo del programma Apollo della NASA. Negli anni ’60 era a capo della Software Engineering Division del MIT Instrumentation Laboratory, dove guidò lo sviluppo del software per l’Apollo Guidance Computer.
Il suo lavoro fu decisivo per il successo delle missioni Apollo, inclusa l’Apollo 11, che portò i primi esseri umani sulla Luna nel 1969. A lei dobbiamo anche la diffusione del termine software engineering e tecniche di programmazione capaci di prevenire errori critici: fu proprio il suo codice a permettere al computer dell’Apollo 11 di gestire un sovraccarico di dati durante l’allunaggio, evitando il fallimento della missione. Nel 2016 ha ricevuto la Medaglia presidenziale della libertà.
Liliana Donato: la sete di conoscere
Liliana Donato è oggi Direttrice Generale dell’azienda di trasporti di Bergamo. Fin da piccola si è sentita a suo agio nelle materie scientifiche, sostenuta da famiglia e insegnanti nella scelta del liceo scientifico e di ingegneria civile. Una storia, all’inizio, quasi facile: ma perché? Gli ingredienti del successo sono coerenti con tutto quello di cui abbiamo parlato in questa serie: fiducia in sé, curiosità, apertura e positività nel leggere la realtà.
Quando arriva la proposta della storica azienda di trasporti, la sua chiave di lettura aperta la aiuta: è ingegnere civile, ma non mette paletti e coglie ogni occasione di guardare oltre. Unica donna su 40 impiegati e 400 autisti, in cinque anni scala quattro livelli. Poi la difficoltà: al rientro da una breve maternità trova una riorganizzazione che la spoglia del ruolo apicale. E qui usa un’altra arma potente: dice no. Accetta un ruolo diverso in un’azienda più piccola, ricomincia a esplorare, finché un anno fa viene scelta dal sindaco per dirigere l’azienda. Perché? «Perché sono stata diretta e schietta, e non ho detto quello che volevano sentire, ma quello che volevo cambiare e come.»
Mi piace raccontare questa storia perché non si deve vincere un Premio Nobel per essere donne di valore nelle STEM. Anche rendere più facile la vita dei concittadini è una sfida che fa emergere il valore di una donna.
Insieme verso il futuro
A tutte voi che leggete queste pagine, voglio lasciare un messaggio chiaro: non siete sole. Dietro di voi c’è una lunga storia di donne che hanno aperto la strada, accanto a voi ci sono tante altre che affrontano sfide simili, e davanti a voi c’è una nuova generazione che aspetta di vedere come trasformerete l’impossibile in possibile.
Le sfide sono reali, sia quelle esterne che quelle interiori. Ma con la consapevolezza di come funziona la nostra mente, con il coraggio di connetterci agli altri e con la determinazione di riprogrammare il nostro senso del possibile, possiamo creare un futuro dove le donne nelle STEM non siano l’eccezione, ma la normalità.
Lascio l’ultima parola a Margherita Hack: «Non possiamo innovare se non ci sentiamo libere di esplorare. Non possiamo esplorare se ci sentiamo sole.»
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Isabella Flecchia — Executive & Business Coach, credenziale PCC di ICF, 4.000+ ore di coaching.
ImpulsoFuturo — Costruire alleanze tra persone e tra persone e tecnologia.
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