Women's Empowerment in Tech

Le barriere interne: il radar dentro di noi

Serie: Women’s Empowerment in Tech · Episodio 2 di 6 · vedi tutti gli episodi

Pensa a una decisione importante, di quelle che condizionano almeno una parte della tua vita — come la scelta professionale. In quei momenti ci troviamo spesso di fronte a messaggi profondamente contrastanti:

Questi messaggi diventano pensieri su cui rimuginiamo a lungo, con effetti che tutti conosciamo: il respiro più veloce, il cuore che batte forte, la fatica a mettere insieme i pensieri in modo lucido, la difficoltà a dormire, un senso di solitudine. In una situazione così, che tipo di decisione possiamo davvero prendere? E quanto rispecchierà il nostro potenziale?

Non decidiamo (solo) con la ragione

Le neuroscienze ci hanno confermato un fatto sorprendente: siamo convinti di ragionare, agire e decidere in modo razionale, ma questa credenza non è suffragata dalle ricerche. Non sono i dati oggettivi a giocare il ruolo principale nella nostra relazione con la realtà. Molto spesso sono aspetti di personalità, credenze e pensieri inaspettati — a volte in contraddizione con la realtà stessa — a condizionarci senza che ce ne accorgiamo.

Il radar e i tre stati

Immagina che dentro di te ci sia un radar, che scansiona di continuo l’ambiente alla ricerca di segnali su come affrontare il mondo. A seconda di cosa intercetta, si attivano in modo immediato e inconsapevole tre stati diversi.

L’acceleratore. Se il radar si focalizza su un segnale di pericolo — «non sono abbastanza pronta», «sono troppo lenta», «guarda quelle statistiche sul gender pay gap» — il sistema nervoso simpatico ci prende la mano e ci spinge ad agire subito, magari senza aver prima esaminato la situazione. È come premere il piede sull’acceleratore senza guardarci intorno.

Il freno a mano. Se invece il radar urla che c’è troppo pericolo, che non ce la faremo mai, ci chiudiamo: ci sentiamo senza forze, senza speranza. Gli scienziati lo chiamano freezing, come un animale che si finge morto per sfuggire alla minaccia. Prevale qui il sistema dorso-vagale.

Sicurezza e connessione. C’è però un terzo stato, ed è quello in cui diamo il meglio. Lo raggiungiamo quando riusciamo a cogliere non solo i segnali di allerta ma anche quelli di sicurezza: i nostri punti di forza, la rete di persone intorno a noi, gli esempi di successo e non solo di insuccesso. In questo stato usiamo l’acceleratore delle nostre energie al servizio di obiettivi sani, in connessione con noi stesse, con gli altri e con la realtà.

Perché conta

Entrambe le prime due reazioni sono normali e hanno un valore protettivo. Ma se troppo spesso restiamo bloccate nell’acceleratore o nel freno a mano, non siamo noi a scegliere cosa fare. Lo stato di sicurezza e connessione, invece, è quello in cui usiamo al meglio non solo le capacità emotive e relazionali, ma anche quelle cognitive: analisi, sintesi, valutazione del rischio, decisione. Ed è lo stato nel quale apprendiamo davvero.

Conoscere questi stati e non farsene spaventare è il primo, vero strumento di empowerment. Nel prossimo episodio vediamo cosa succede quando la paura si presenta anche quando, all’apparenza, va tutto bene.


Se vuoi seguire la serie, iscriviti alla newsletter di ImpulsoFuturo. Un episodio alla volta, direttamente nella tua casella.

Voglio ricevere gli episodi


Isabella Flecchia — Executive & Business Coach, credenziale PCC di ICF, 4.000+ ore di coaching.
ImpulsoFuturo — Costruire alleanze tra persone e tra persone e tecnologia.
isabellaflecchia@impulsofuturo.it